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PROGETTO IMMAGINA MONTECCHIO

LA COLLINA:

La collina rappresenta circa un quarto dell’intero territorio comunale di Montecchio Precalcino ed ha una forma tondeggiante. I suoi versanti presentano pendenze piuttosto dolci ed è costituita in alcune sue parti da roccia vulcanica, probabile testimonianza di un vulcano estinto.visita

Nella parte meridionale abbondano le risorgive che favoriscono una ricca e rigogliosa vegetazione, composta, ad esempio, da querce, olmi, castagni, noccioli, tigli e tanti altri alberi, come quelli da frutto, ovvero il melo, il ciliegio, il pesco, il susino, il fico, il pero e il mandorlo.

Inoltre sono presenti ampi spazi dedicati alla fienagione e alla coltivazione di cereali, frumento e granturco, ma la regina delle coltivazioni rimane la vite, grazie alla natura del terreno e le ideali condizioni climatiche che favoriscono la produzione di ottimi vini classificati come DOC.

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Oltre ad una variegata vegetazione, la collina è l’habitat naturale di molte specie di animali, che nonostante la crescente urbanizzazione, sono ancora presenti.

Tra di essi troviamo mammiferi selvatici (come la donnola, la volpe, il riccio), rettili (come la lucertola, l’orbettino, il biacco), anfibi (come la rana, il rospo) e uccelli (come il passero, il merlo, il scricciolo, la civetta).

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 L’ASTICO:

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Le notizie più antiche relative all’Astico si trovano nell’Anonimo Ravvennate, ma se ne palra anche in altri documenti dello stesso secolo, dove compare come “luxta Fluvio Astago” e viene considerato fra i principali fiumi della nostra regione.

Il nome, nei secoli successivi, subisce varie trasformazioni e diventa prima Lastego, poi Astego e infine, stabilmente, Astico.

Notizie illuminanti si trovano nel libro “Storia del Territorio Vicentino” del Padre Gaetano Maccà edito a Caldogno nel 1815.

Secondo questo famoso storico, il nome di “Astico” è derivato da “laste”, poiché il torrente lambisce i piedi della montagna che si chiama “Lastebasse” e scorre per n lungo tratto sopra lastre di pietra che in dialetto sono dette “Laste”, da cui il nome medioevale “Lastego”.

Altri studiosi hanno pensato al latino “astacus”, cioè “granchio”, o perché le sue acque erano ricche di qualche prelibato crostaceo o perché, al pari di un granchio che dilata o ritrae le sue chele e le sue zampe, il suo letto si amplia o si ritrae a seconda dei periodi di piena e di magra.

Altri ancora lo farebbero derivare dal tedesco “hasting”, che significa “precipitoso”, per la ripidità della prima parte del suo corso; per finire c’è chi, nella parola “Astico”, ha trovato radici etrusche e paleovenete: “as” significherebbe “acqua” e “tico” sarebbe il nome di una divinità.

Astico quindi indicherebbe un “corso di acqua sacra a un dio”.visita

 

L’astico costeggia, ad est, Preara e Montecchio per tutta la loro lunghezza e ne costituisce il confine naturale con Breganze e Sandrigo.

Nel nostro territorio comunale il torrente misura 230 corde metriche, cioè 4,6 chilometri.

La larghezza media del letto è di 150 metri:in prossimità del murazzo veneziano sono 168 m., mentre all’altezza dell’ultima briglia sud sono 133 m.

L’Astico è interamente costeggiato da argini costituiti da una parte erbosa ed una lastricata.

Per rallentare la corsa delle acque sono state costruite otto briglie, la cui altezza diminuisce gradatamente.

Gli argini (in dialetto “Teraji) del nostro torrente sono divisi in tre, i primi sono chiamati “Maredana” (cioè la parte tenuta a prato stabile per evitare il dilavamento), i secondi chiamati “Scarpon” (cioè la scarpata ripida, rafforzata da un rivestimento di pietra, per evitare l’erosione delle acque) e gli ultimi detti “StroSeto” (cioè il sentiero che sta al centro della zona più alta degli argini).

 

Come la collina, presenta una varia vegetazione, fra gli alberi crescono il pioppo, l’ontano, e due tipi di salice, l’acacia, l’alianto.

Fra gli arbusti vegetano il rovo, la rosa di macchia, il biancospino, il prugnolo, la sanguinella.

Numerosi sono anche i fiori che abbelliscono gli argini e il greto del torrente, si ricordano il cardo, il crespino, il barbasco, la camomilla ecc…visita

Tra la vegetazione e gli arbusti delle zone ghiaiose trovano un habitat varie specie di animali, mammiferi (lepre, faina..), rettili (biscia del collare, lucertola..), anfibi (rana verde, raganella..), uccelli (fagiano, corriere piccolo, merlo..).

Lungo il suo corso il torrente offre, anche, ospitalità a specie diverse di pesci in relazione al tipo d’acqua o di ambiente. Con varia frequenza si trovano la trota fario, il pesce gatto, la carpa, il luccio, l’anguilla, il barbo e la tinca.

 

IL PALAZZON

visitaAll’inizio del secolo esistevano a Montecchio due edifici con funzione di scuola, il “Pezzo” e la scuola di Levà.

Le aule disponibili nelle due scuole non erano sufficienti a contenere tutti gli alunni e tale disagio era molto sentito in paese, come è testimoniato dalle varie delibere approvate dal Consiglio Comunale che prevedevano la costruzione di un nuovo edificio scolastico, nel capoluogo.

Nel 1915 il Comune entrò in trattative con gli eredi della famiglia Leoni Taddeo, proprietari del Palazzon, per l’acquisto dell’immobile, adiacenze ed orti, da adibire ad uso abitativo degli impiegati del comune (Medico - Levatrice - Cursore - segretario ed altri).

Acquisito in breve tempo se ne ricavò un locale d’isolamento per malattie infettive, prima,e subito dopo fu utilizzato come abitazione per i dipendenti.

Finita la guerra , si sopperì alla carenza di aule destinando a questo scopo due locali al piano terra del Palazzon.

Nel frattempo Don Martin Chilese, parroco di Montecchio, preoccupato per fascia d’età prescolare, ebbe l’idea di costruire un Asilo per la sua parrocchia. Nel 1925 presentò il disegno e il preventivo alla Curia Vescovile e la “sua scuola” fu costruita in soli due anni.

Quando nel 1962 furono istituite le medie, esse trovarono la loro collocazione al “Palazzon”,oltre che il alcuni locali della scuola elementare del capoluogo e della parrocchia, costruite nel frattempo per venire incontro alle esigenze dei cittadini che abitavano nelle vicine frazioni.

Nel 1974 l’edificio diviene la sede della Biblioteca Civica e la ospita per un primo periodo fino al 1990, anno in cui, a causa di alcuni lavori di ristrutturazione, è stata trasferita nella sede del Municipio.

Dopo i lavori di ristrutturazione il “Palazzon” è ora sede della Biblioteca Civica, nell’ufficio dei Servizi Sociali e, ai piani superiori, di alcune sale dedicate alla ludoteca e alle riunioni delle varie associazioni o gruppi del paese.

 

LE CHIESE PARROCCHIALI:

 

Chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia 

Titolazione Santi Vito, Modesto e Crescenzia
Ubicazione Montecchio Precalcino, Piazza Vittorio Veneto
Epoca di costruzione 1729-1742
Progettista Ignoto
Committenti Frati Domenicani e Parrocchini di Montecchio P.no
Stile Neoclassico-Palladiano

 

La facciata di stile neoclassico - palladiano è scandita da quattro lesene con capitello ionico, poggianti su di un alto zoccolo in pietra viva, e si conclude con un frontone triangolare il cui lato di base è costituito dalla cornice della trabeazione.

E’ ornata di sei statue in pietra dei Berici, opera dello scultore Giuseppe Sordina che le realizzò fra il 1730 e il 1731.

Quella del Redentore e dei Santi Pietro e Paolo sono collocate sui vertici del frontone, mentre quelle dei santi titolari Vito, Modesto e Crescenzia sono inserite in tre nicchie, una sovrastante il portale di ingresso, le altre ai lati.visita

Sulla facciata sud, sopra la porta del campanile si può ammirare un busto a rilievo raffigurante l’Eterno Padre benedicente.

I fianchi della chiesa si animano per la presenza delle cappelle laterali e delle sovrastanti finestre, mentre la parte posteriore è caratterizzata dal profilo dell’abside, della sacrestia e della cappella feriale.

 

Chiesa del SS. Redentore

Titolazione SS. Redentore
Ubicazione Frazione di Levà
Epoca di costruzione 1901
Progettista Ing. Ferruccio Cattaneo
Committenti Parrocchiani di Levà
Stile Neogotico

 

Nella lunetta sopra il portale, è raffigurato il Redentorvisitae, che originariamente fu affrescato nel 1914 da Antonio Pitterlin; poi deterioratosi, fu sostituito da un mosaico dallo sfondo dorato.

Dentro nicchie con modanature gotiche, sono poste le statue di S. Pietro e S. Michele Arcangelo, di pietra tenera, mentre sopra la cornice, sorretta da caratteristici archetti ciechi, si notano i timpano con i tre medaglioni raffiguranti le tre virtù teologali ( fede, speranza e carità) e il frontone con le tre guglie.

 

VIE DI COMUNICAZIONE:

 Fin dall’età del Bronzo e del Ferro, esisteva nel territorio di Montecchio una “pista” che costeggiava l’ Astico e collegava Vicenza con l’Alto Vicentino; dagli storici come “Via dell’Astagus”.

La costruzione delle strade territoriali ha inizio con i Romani, i quali centuriarono le terre a nord di Vicenza, compreso Montecchio e, dopo aver bonificato il terreno ed eretto anche il grande Murazzo, costrirono i CARDI (strade con direzione nord – sud) ed i DECUMANI (con direzione est – ovest).

Il territorio risultava così suddiviso in grandi quadrati, sui “contorni” dei quali passavano le strade, alcune di esse sono ancora oggi individuabili.

All’epoca delle invasioni barbariche, invece, venne valorizzata la collina, infatti la Bastia divenne una zona di avvistamento e di trasmissione di segnali e, per renderla velocemente accessibile, fu collegata alla pianura con delle strade lungo tutti i suoi versanti.

Dopo il 1532, quando l’Astico, grazie anche al Murazzo Veneziano, fu incanalato nell’alveo attuale, furono ampliati i tròSi, utilizzati per il trasposto della sabbia e della ghiaia, fino a diventare delle vere e proprie strade che affiancarono quelle già esistenti.

Ai primi del ‘900 le strade risultavano più strette e tortuose, prive di marciapiede e di segnaletica. Avevano come fondo uno strato di ghiaia dello spessore variabile che, compreso dalle ruote dei mezzi di trasporto, diventava compatto.

Fra gli anni ’60 e ’70 si verificò il boom dei mezzi di trasporto a motore, per cui si assistette al graduale, costante aumento deltraffico, sia leggero che pesante, perciò l’ Amministrazione Comunale diede avvio all’asfaltatura di tutte (o quasi) le strade di sua competenza.

LA FERROVIA:

l territorio di Montecchio è interessato dal passaggio della linea ferroviaria Vicenza - Schio. I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1875, il primo treno transitò nel 1883.

Nata come scalo merci, essa divenne importante anche per il transito dei passeggeri: era infatti l’unico mezzo pubblico di collegamento con Thiene e Vicenza.

In questi ultimi anni la stazione ha visto diminuire costantemente il traffico: la biglietteria è stata chiusa, ma i treni si fermano ancora.

 

IL SERVIZIO AUTOCORRIERA:

Nel 1925-26 la Società Saugo Losa istituì la linea autobus Calvene-Vicenza. La corriera passava per Preara a Montecchio alle ore 8 (andata) e alle ore 17 (ritorno).

Nel 1929 il servizio passò alle Tranvie Vicentine, negli anni cinquanta alla SIA-MIC e negli anni settanta passò alle F.T.V..

Attualmente usufruiscono di questo servizio gli studenti che quotidianamente raggiungono gli Istituti di Thiene e di Vicenza.

 

LA VIABILITA’ OGGI

Le nostre strade si presentano abbastanza larghe e dritte, fornite di marciapiede nei centri abitati e di sufficiente segnaletica stradale.

All’incrocio di Preara è funzionante l’unico semaforo del paese.

 

La strada della Preara (Comunale - lunga m. 810 - larga in media m. 6).

Non è antichissima, essendo in buona parte situata ad est del Murazzo Romano, ma appare già ben definita in alcune mappe del primo Seicento. La sua utilizzazione, per secoli,è stata legata al commercio della sabbia, della ghiaiae della calce

 

La Passo di Riva - Moraro (provinciale - lunga m. 1780 - larga in media m. 7)

Mette rapidamente in comunicazioneMontecchio con Sandrigo e Dueville a sud, con Sarcedo e Thiene a nord.

Nel 1973 fu allargata in tutta la sua lunghezza e venne pure modificato il vecchio percorso, per snellire il traffico pesante

 

La Montecchio - Dueville (Provinciale - lunga m.1780 - larga in media m. 6)

Mette in comunicazione diretta con Dueville ed è stata la prima strada ad essere asfaltata.

 

La A31 Valdastico (Si stacca dalla A4 all’altezza di Vicenza Est ed arriva fino a Piovene Rocchette)

E’ stata aperta al traffico nel1976 e percorre il territorio del nostro paese per circa 4 chilometri. Pur non essendoci a Montecchio un casello di entrata ed uscita.

 

“Immagini e testi tratti dal volume “Montecchio Precalcino…tra storia e…memoria”

Guarda altre immagini del libro >>

 

 

 
   
   
 

 

COMUNE DI MONTECCHIO P.NO

VIALE DON MARTINO CHILESE 14
36030 MONTECCHIO P.NO VI
Tel. 0445-864243
Fax. 0445-334450
COD. FISC. E P.IVA 00428360242
http://www.comune.montecchio
precalcino.vi.it


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