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Comune di Montecchio Precalcino

Provincia di - Vicenza


Contenuto

Cenni storici

Montecchio Precalcino, dal latino Monticulus (piccolo colle), Praedium (fondo, podere) e Calx-Calcis (calce), si trova 15 km a nord di Vicenza ai piedi dell’altopiano di Asiago.
Ciò che rende inconfondibile il paese è il fatto che al centro del suo territorio sorge una collinetta (comunemente chiamata “el Monte de Montècio”) ricca di sentieri e scorci panoramici a 360°.
Altro componente imprescindibile del paese è il Torrente Astico per secoli importante fonte di lavoro per i Montecchiesi (che raccoglievano i sassi per fare la calce e per altri utilizzi legati all’edilizia).
Molte le testimonianze antiche presenti, che vanno dal Neoloitico all’Età del Bronzo e del Ferro, dall’Impero Romano alla Serenissima Repubblica di Venezia della quale Montecchio Precalcino ha fatto parte per secoli. Numerose sono anche le ville, i palazzi e le chiese che si trovano nel territorio.
Importanti le tradizioni enogastronomiche prima fra tutte il piatto tipico della “Quaja con poènta onta” (Quaglia con polenta fritta) allo spiedo che, accompagnato dall’ottimo vino prodotto in paese (Montecchio Precalcino rientra nell’area della zona dei vini D.O.C.di Breganze) è una autentica prelibatezza.
Villa Nievo Bonin Longare: già dei conti Nievo, poi Nievo Bonin Longare ed attualmente di proprietà dell’Ulss 4 Alto Vicentino.
L’attuale aspetto risale al 1880 per opera dell’Architetto milanese Michele Cairati che rimaneggiò i preesistenti seicenteschi edifici in stile neo-gotico.
Villa Da Schio - Cita: del XVII e XVIII secolo fu donata al Comune di Montecchio Precalcino nel 1978 dalla signora Marianna Cita Cabianca.
Posta in splendida posizione sul lato orientale della collina ospita varie associazioni ed è sede di numerose manifestazioni ricreative e culturali.
Chiesa Parrocchiale di Levà.
Chiesa di San Rocco (Preara): di proprietà comunale, eretta nel 1487 come voto in seguito ad una dilagante epidemia di peste.
Il Torrente Astico ed il Colle caratterizzano Montecchio Precalcino.

E' stato predisposto da una quindicina d'anni a cura dell'Amministrazione Comunale un Itinerario Turistico di circa 12 chilometri opportunamente segnalato che accompagna alla scoperta degli angoli più suggestivi e interessanti dal punto di vista paesaggistico e naturalistico e dei più ragguardevoli edifìci storici e artistici.


Chiesa parrocchiale dei S.S. Vito, Modesto e Crescenzia

Venne eretta a partire dal 1729 su di un precedente edificio cinquecentesco che ne surrogava uno medioevale. La bella facciata s'adorna di sei sculture di Giuseppe Sordina (1731) mentre l'interno luminoso e armonico s'impreziosisce di cin­que altari marmorei sei-settecenteschi, di un notevole ciclo di tele e di affreschi di Costantino Pasqualotto (1732 - 1742), di una pala di Alessandro Maganza (1606) e di tre pregevoli sculture attribuite a Girolamo Pittoni da Lumignano (1535 ca.). Nella piazzetta antistante spicca il bel monumento ai Caduti di Ugo Pozza (1926) e in quella del municipio l'artistica fontana di Pompeo Pianezzola (1992).

Villino Forni-Cerato (non si visita)

Il piccolo bellissimo edifìcio, la cui paternità assai discussa e controversa sembra essersi definitivamente assestata sul nome di Andrea Palladio per gli alti valori formali che esprime, venne eretto attorno al 1560 per Girolamo Forni, un commerciante di legnami e pittore dilettante locale. Spogliato quasi completamente della ricca decorazione scultorea, in parte opera docu­mentata di Alessandro Vittoria, versa da diversi anni in un deplorevole stato di abbandono.



Villa Nievo Bonin-Longare (per la visita rivolgersi al Centro Servizi ULS 4)

E' frutto di un radicale intervento dell'ar­chitetto milanese Michele Cairati che nel 1880 curò il rifacimento in stile neogotico dei precedenti edifici (in buona parte del tardo Seicento) ad eccezione del monumen­tale ingresso e dell'adiacente porticato eret­ti su disegno di Giacomo Verla attorno al 1824.
La cappella gentilizia di San Michele Arcangelo presenta l'interno del 1685 con sfarzoso altare marmoreo barocco, pala di Cristoforo Menarola e facciata neoclassica, forse di Ottone Calderari o da lui desunta dal Verla. L'adiacente parco è uno dei più vasti del vicentino.



Chiesa di S. Pietro in Castelvecchio

Sorge al centro di un piccolo promontorio, che si stacca ad occidente della collina cir­condato su tre lati da ripidissimi fianchi, sull'area di un castello vescovile distrutto nel 1313. visita

Documentata a partire dal XIII secolo, s'impone per l'interesse espresso dall'abside poligonale di tipo ravennate e per il vasto ciclo di affreschi che ne decora le pareti interne (l'Annunciazione e l'Eterno Padre sulla parete dell'arco trionfale e un fregio con i dodici Apostoli che si sviluppa sotto la linea delle travature) attribuiti a pittore vicentino dei primi decenni del XVI secolo (Verla o bottega dei Fogolino) e l'abside (San Giovanni Battista e San Francesco d'Assisi) della seconda metà del Cinquecento.

La Bastia

Qui, sulla sommità della collina, sorgeva il castello scaligero, distrutto dai padovani nel 1386, sulle cui fondamenta e in parte ricalcandone il perimetro sono sorti vari edifici in epoche diverse tra cui una villa che presenta nella facciata, scandita da cin­que intercolumni dorici, aspetti formali tipi­ci dell'architettura vicentina della fine del Cinquecento o degli inizi del Seicento. Panorama estesissimo.

Cappella della Madonna del Torniero

E' il piccolo santuario mariano locale, risa­lente agli albori del Seicento e caratterizza­to da una vistosa serliana che ne connota il prospetto. Venne costruito per ospitare una venerata immagine policroma della Vergine col Bambino scolpita in pietra tenera locale nei modi tipici dell'arte popolare quattro-cinquecentesca.

Villa Da Schio Cita. visita

Donata alla Comunità nel 1978 dalla signora Marianna Cita Cabianca, è costituita da vari edifici sei-settecenteschi, in parte eret­ti su preesistenze gotiche, ruotanti attorno ad un vasto cortile lastricato che si apre ad oriente in un belvedere da cui si gode un panorama amplissimo. E' utilizzata come sede di Associazioni e per manifestazioni culturali e ricreative.

Chiesa di S. Rocco visita

Posta su di uno sperone basaltico della col­lina, di forme semplicissime, fu voluta dalla Comunità come voto nell'imperversare della peste sul declinare del quindicesimo secolo. Il settecentesco altare accoglie una prege­vole scultura lignea policroma coeva raffi­gurante il Santo taumaturgo mentre su una mensola laterale si trova esposta una splen­dida Madonna col bambino, pure in legno policromo, ascrivibile ad un maturo Cinquecento.



Villa Da Schio Caretta

A lungo ritenuta eretta su progetto di Andrea Palladio è in realtà ristrutturazione (molto alterata) di un preesistente edificio ad opera di Pietro da Nanto che vi lavorò a partire dal 1552.



Murazzo romano e veneziano

Poderosa opera di sbarramento (2,5 - 3 metri di larghezza per altrettanti di profon­dità) ancora in parte affiorante dal terreno, che univa la collina di Montecchio Precalcino con i terrazzi alluvionali prossi­mi a villa Capra di Sarcedo, per regolamen­tare le acque dell'Astico. Dibattuta la sua datazione: vari studiosi la ritengono di epoca romana, altri medioeva­le. Il cosiddetto "murazzo veneziano" venne invece eretto tra il 1507 e il 1532 più a sud nei pressi della Scuola Materna; l'attuale Amministrazione ha provveduto al restau­ro.

Villa Franzan Carta

Rimasta incompiuta, presenta caratteri sti­listici propri della prima metà del Seicento sia nel breve settore padronale lungo la strada sia nell'adiacente barchessa, il cui prospetto è scandito da sette archi insistenti su pilastri caratterizzati da vistose bugne in laterizio. La vicina sconsacrata cappella gentilizia di San Michele Arcangelo risale al 1677.



Chiesa Parrocchiale del SS. Redentore - Levà

Edificata su progetto dell'ing. Ferruccio Cattaneo nel 1901 in stile gotico ogivale a croce latina, venne completata nella deco­razione pittorica e scultorea negli anni 1913 - 1914. Notevoli due altari marmorei del secondo Seicento e una campana del 1691 spettante ai noti fonditori De Maria.

Cimitero di Guerra Britannico (British  War Cemetery)

Posto in collina poco distante dalla chiesa parrocchiale, accoglie le salme di 439 sol­dati inglesi deceduti durante la prima guer­ra mondiale.



DALLA MEMORIA UN MONITO PER LA PACE - Il paese di Montecchio Precalcino nel vortice della guerra

Con l'inizio della guerra contro l'Austria, dichiarata il 24 maggio 1915, iniziarono il passaggio e la sosta di truppe e di salmerie anche attraverso il nostro paese. Con il trascorrere dei mesi, però, il coinvolgimento divenne sempre più serrato: mentre si piangevano già i primi Caduti, le ristrettezze imposte dalle autorità (il passaporto con la fotografia, l'oscuramento totale durante la notte, il coprifuoco alle 21, il divieto di cortei religiose e dell'uso delle campane, un generalizzato clima di sospetto, le incette continue di bestiame, foraggi, grano, farina, lardo e legna) aumentavano i disagi tra la popolazione civile. La situazione precipitò e si fece drammatica nella primavera del 1916 in concomitanza con la "Strafexespedition" lanciata dagli austriaci sull'Altopiano dei Sette Comuni: da un lato l'occupazioen di edifici e terreni per motivi logistici (come il parco buoi a San Rocco) e per opera delle truppe di passaggio o di ritorno dal fronte con cavalli e carriaggi (Fanteria, Artiglieria, Autumobilisti, Genio, Sanità, Granatieri, ecc.), dall'altro un'autentica marea di profughi giunti dallo stesso Altopiano, dalla Valdastico e dalla Pedemontana, per un totale di ben 1072 unità che abbisognavano di tutto. "Il rombo del cannone - scrisse don Martino Chilese - , incessante, formidabile, faceva tremare le stanze e spesso fracassava i vetri. Il tutto formava un complesso di cose impressionante. tormentoso (...) Ogni tanto si spargeva la voce che i tedeschi non erano lontani. La popolazione doveva tenersi pronta a partire; il parroco e il sindaco per ultimi con i documenti degli archivi".

Presenze inglesi: la tendopoli, i due ospedali militari e il cimitero di guerra

Il 24 ottobre 1917, con la rotta di Caporetto, si apriva per il paese una nuova pagina, perchè cominciarono ad affluire e si stanziarono truppe francesi e soprattutto inglesi. I primi ad arrivare furono i francesi, il 24 novembre, che si acquartierarono nei pressi della chiesa parrocchiale e a Levà, ma non rimasero a lungo. Gli inglesi invece giunsero verso la metà di marzo del 1918 e si attendarono lungo gli argini dell'Astico, da Passo di Riva fino al ponte di Breganze, stabilendo un loro comando a villa Nievo-Bucchia (ora Agosta e Moro). Il grosso della truppa tolse le tende nel gennaio del 1919 mentre i due ospedali vennero smantellati, e "il lavoro andò assai lento", solo nei mesi di ottobre e di novembre dello stesso anno.

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