Scollinando. Percorso numero 1: Monte

Percorsi storico-paesaggistici alla scoperta della collina di Montecchio Precalcino.
Percorso numero 1: Monte
km 6,5 - Dislivello massimo mt 55
Data:

04/03/2024

Argomenti
Tipologia di documento
  • Documenti (tecnici) di supporto

Descrizione

La partenza è posta dal piazzale del Municipio in cui è collocata una suggestiva fontana chiamata “Alveo”. Opera del ceramista di Nove, Pompeo Pianezzola, di cui è conservata anche una raccolta permanente di sue opere nel salone di villa Da Schio Cita. Inaugurata nel 1992, interpreta con un linguaggio di forte impatto visivo la realtà geografica e geologica del territorio comunale, raccontando attraverso una serie di bellissimi bassorilievi i momenti salienti della storia del paese.

Attraversato il viale si raggiunge la chiesa parrocchiale. Dedicata ai Ss. Vito Modesto e Crescenzia, sorge sul luogo di una prima antichissima cella benedettina sorta attorno all’anno 1000. La costruzione attuale risale agli anni dal 1729 al 1743. La facciata è in stile neoclassico palladiano e ornata da sei statue di Giuseppe Sordina. L’interno raccoglie opere del Pasqualotto, del Maganza e del Pittoni, tutti artisti a cui sono dedicate vie del paese.

Dalla chiesa si imbocca la pista ciclabile. Suggestivo e apprezzato percorso ciclo-pedonale che costeggia la roggia Montecchia ai piedi della collina, roggia di cui si parla già nei documenti del 1292. Lo sguardo si sofferma ammirato sui pendii ben curati della collina che digradano verso la roggia.

Giunti al bivio con via Murazzo, si prende la stradina asfaltata che porta in collina. Percorrendola si gode una bella vista del promontorio vulcanico su cui sorge la chiesetta di san Rocco. Subito prima di un bivio notiamo un pozzo risalente agli anni 30 del secolo scorso ancora funzionante e con un avanpozzo circolare in mattoni che va dalla superficie fino a trovare la falda dell'acqua. Di norma il tubo di pescaggio dei pozzi artesiani veniva ulteriormente conficcato nel terreno sottostante per qualche metro a maggior garanzia di continuità di acqua.

Al bivio, si prosegue entrando dal cancello che immette alla proprietà di villa Da Schio Cita. Si risale la capezzagna per poi inerpicarsi e raggiungere in alto l'antico roccolo di caccia da cui si gode un vasto panorama che spazia dal Summano all'altopiano di Asiago, dal Grappa alle montagne del bellunese. Il complesso di villa Da Schio Cita è sotto di noi, posta in splendida posizione. Fu eretta verso la metà del XVII secolo dalla famiglia Da Schio. Passò poi alla famiglia Stecchini che nel 1753 fece erigere il rustico con portico adiacente, la cappella, dedicata alla Beata Vergine Maria nel 1762. La grande barchessa, da poco restaurata, risale alla seconda metà del XVIII secolo. Nel 1978 l’ultima erede dei Cita, Marianna, la cedette al Comune.

Si scende e si esce su via san Rocco arrivando subito dopo ad uno slargo su cui si affacciano tre edicole votive di epoche diverse. Deviando dal percorso, si può proseguire in discesa fino ai piedi dello sperone roccioso sul quale si eleva la chiesetta di san Rocco. È una semplice costruzione eretta nel 1487 dalla Comunità di Montecchio Precalcino, a cui ancora appartiene, come voto contro la peste. Il campanile, del secolo successivo, ha un corpo ottagonale ad archi ciechi con sovrastante cupola di matrice settecentesca. All'interno, si possono ammirare un bel altare settecentesco e pregevoli sculture lignee policrome.

Quasi di fronte alla chiesetta, sul lato opposto della strada, sorge Villa Tretti, accattivante costruzione di origine settecentesca, composta da un settore con portico a tre archi a sesto ribassato, collegata con la barchessa a cinque archi a tutto sesto.

Ritornati allo slargo, si prende a destra via Brandizii, una stradina bianca che scende costeggiando un esteso vigneto che ha preso il posto dell'antica cava di pietra denominata la “priara de Saccardo” che ha dato il nome alla frazione di Preara che si distende ai piedi della collina. Dismessa nei primi anni del 1900, ha fornito nei secoli del duttile materiale da costruzione che abili scalpellini e oscuri scultori hanno lavorato, ricavandone pietre tagliate e squadrate per la costruzione di abitazioni e di rustici, soglie, stipiti di porte e finestre, grate traforate e toccanti immagini sacre.

Giunti al termine, segnalato da due piccoli pilastri, si incontrano le indicazioni per il percorso del “Monte” e quello della “Roggia Cassandra” (vedi percorso n. 2).

Si prosegue a sinistra su via Lovara fino a imboccare via Convento, silenziosa, immersa nel verde, aperta su un'ampia vallata in parte prativa che ha mantenuto le caratteristiche dei secoli passati. Salendo, sulla sinistra, di fianco a una secolare farnia, si nota il pozzo detto delle “Bottesse”. La salita si fa sentire. Al bivio si prosegue su via Conventino che, nonostante la relativa brevità del percorso, è una delle più belle e caratteristiche stradine della colina. Si ammirano scorci incantevoli sui pendii, le vallette, i vigneti e i monti lontani. Giunti ad una curva a gomito, quasi a ridosso di un gruppo di case, incontriamo un maestoso platano centenario sotto il quale è collocata una “pompa” per l'acqua potabile, un tempo di vitale importanza. Prima di uscire in alto su via Bastia, fermiamoci qualche istante ad ammirare il caratteristico, bellissimo roccolo della famiglia Gnata, costruito nel 1940 e rimasto attivo fino al 1981 e ancora perfettamente conservato.

Si prosegue ora verso il Belvedere panoramico. Realizzato di recente sul punto più panoramico della collina, gode di una posizione invidiabile. Vi si trova una tabella informativa che indica la catena dei monti che circondano l’alta pianura vicentina: la catena delle Tre Croci, il gruppo del Carega, il Sengio Alto, il massiccio del Pasubio, il gruppo del Novegno e Summano.

Chiesetta della Madonna del Torniero. Oratorio eretto per volontà di Cristoforo Penzolato attorno al 1630 in pieno periodo della peste, è costituito da un unico vano rettangolare con tetto a due spioventi. All’interno spicca un unico altare dove è collocata la venerata immagine della Vergine con Bambino, scolpita a bassorilievo nella pietra locale dalle forme popolari.

Casa Tornieri-Mazzaggio. Quella che fu la dimora di campagna dei conti Tornieri, è abbandonata ormai da molti anni e ridotta a un rudere invaso dalla vegetazione. Era un suggestivo complesso di edifici della prima metà del XVII secolo, disposto attorno ad un cortile interno aperto verso sud-ovest, in una posizione magnifica. Nella valletta che scende verso il bosco, una volta ricco di castagni, è presente una sorgente perenne.

Si riprende il cammino e al bivio si scende su via Ca' Rote fino a raggiungere il Sentiero dei Nievo. Esso scende nel bosco seguendo il percorso di un ruscello, l'Erbizo, alimentato in alto da una sorgente perenne. L'acqua confluisce in una suggestiva vasca seminterrata. È molto probabile che l'acqua dell'Erbizo nei secoli scorsi fosse usata per uso domestico dai conti Nievo per la loro villa. La valletta gode di un microclima invidiabile e già a fine gennaio si può godere della fioritura delle primule e la primavera è annunciata dalla incredibile fioritura dell'anemone bianco che copre letteralmente le rive del ruscello. Ricca di piante spontanee e popolata da diverse specie di uccelli, tra cui primeggia la gazza ladra e il picchio verde, sorprende anche per la presenza dei caprioli ormai insediatisi stabilmente nei boschi attorno.

Si costeggiano i prati che salgono a destra verso villa Trissino Nievo Bonin Longare, più nota come la Ca’ Luga. Eretta nella seconda metà del Seicento e passata di mano a varie famiglie nobili, è ora inserita nelle proprietà dell’Amministrazione provinciale. La struttura si trova all’interno dell’area del Centro Servizi dell'Aulss 7 e accoglie ospiti con handicap psichici gravi.

Con una deviazione sulla destra si può attraversare il prato per raggiungere il piazzale della chiesa dedicata a san Giovanni e quindi il complesso neogotico di Villa Nievo Bonin-Longare. La costruzione attuale si presenta articolata in due corpi ben distinti, uno neoclassico e l'altro neogotico che risulta essere la parte più significativa, fatta costruire su commissione della contessa Maria Nievo che affidò il progetto all’architetto milanese Michele Cairati. Nel 1937 la villa con oltre 300 campi furono cedute all’Amministrazione provinciale che due anni dopo vi insediò la Colonia Ergoterapica e adattò, con pesanti trasformazioni, l’ala neoclassica per le esigenze funzionali dell’istituto. Bellissimo il parco con alberi centenari.

Ritornando sui nostri passi, ci si incammina sul sentiero che sale tortuoso nel bosco uscendo in alto sui prati di fianco al Roccolo dei Poianella, sul luogo dove sorgeva un castelliere dell'età del bronzo. Il panorama che si gode dalla sommità è impagabile e lo sguardo si spinge sulla pianura vicentina, i colli Berici ed Euganei e, nelle giornate più limpide, fino alla laguna di Venezia e gli Appennini.

Sotto di noi, isolata nel verde e in un contesto paesaggistico unico, si eleva la chiesetta di San Pietro in Castelvecchio. Eretta nel XII secolo in stile romanico-ravennate, sorge nel bel mezzo di un promontorio su cui venne costruito il castello vescovile, distrutto da una delle tante incursioni dei padovani nel 1313. La chiesa dai Nievo passò nel 1600 ai conti Cogollo. Nel 1872 fu trasformata in abitazione. Nel 1937 passò all’Amministrazione provinciale, tuttora proprietaria, che ha provveduto al restauro. Uscendo dal cancello, si costeggia il vasto complesso di edifici seicenteschi, conosciuto come la corte dei Cogollo, essendo appartenuto a questa ricca famiglia vicentina e ai suoi eredi per circa tre secoli.

Si raggiunge via San Pietro dove troviamo anche le indicazioni per il percorso “delle Ville” (vedi percorso n. 3). Si risale a sinistra il fossato del castello che si incunea in una profonda trincea scavata molto probabilmente nel XIII secolo creando così un pendio artificiale a protezione del castello vescovile che su quel lato era sprovvisto di difese naturali fino a raggiungere via Riva Magra, chiamata così perché poggia su terreno poco fertile o sterile, costituito da formazioni vulcaniche e lave talora miste ad argilla, di colore grigio rossastro.

Si percorre in salita questa suggestiva stradina immersa nel verde e aggrappata al ripido versante della collina, immersa nel verde della vegetazione fino a raggiungere nuovamente via Ca’ Rote e proseguire poi fino al bivio della Bastia. È un complesso di edifici il cui toponimo ricorda l’antico castello costruito sulla sommità del colle dagli Scaligeri, signori di Verona, per difendere il territorio dagli attacchi delle milizie padovane dei da Carrara. Preso e incendiato nella notte del 2 luglio 1386 da Arcoano Buzzaccarini, podestà di Bassano, fu fatto demolire dalle fondamenta poco tempo dopo da Antonio della Scala perché non cadesse in mano ai padovani.

Si prosegue passando davanti agli edifici conosciuti un tempo come del Cavraro, raggiungendo nuovamente il Belvedere Tornieri. Alla nostra destra si alza la parte sommitale della collina denominata la Bastia Tonda, dai fianchi assai ripidi che, nella sua forma ellittica, lascia intravedere la conformazione di un tipico “castelliere” la cui costruzione è presumibile assegnare alla civiltà paleoveneta, verso in IX secolo a.C. È questo il punto più alto e panoramico della collina con i suoi 162 mt. da dove la vista spazia a 360° e il cuore non può non emozionarsi davanti alla cornice delle montagne in lontananza e della pianura vicentina ai nostri piedi. Nel corso della Prima guerra mondiale, l'intera collina, ma in particolare la Bastia Tonda, forata da gallerie, costituiva parte integrante di una linea difensiva.
Più avanti incontriamo un altro bell'esempio di pozzo artesiano circolare, da poco restaurato e funzionante, in prossimità di un vigneto dominato dall'alta e snella torre del roccolo Saccardo (Bastia) che si eleva al centro di un piccolo altopiano a nord della Bastia Tonda. La sua costruzione risale almeno alla metà dell'Ottocento. È la torre, più corretto sarebbe dire “il casello”, del roccolo non più utilizzato già negli anni Cinquanta del secolo scorso.

Si sbuca ad un bivio e si prende via Stivanelle. Siamo sulla Mota del Diavolo, toponimo quanto mai suggestivo e inquietante su cui si sono tramandate nel tempo tante storie. Si racconta, infatti, che i nostri bisnonni, che si trovavano a passare per questo posto di notte, di ritorno dall'osteria, avessero degli spiacevoli incontri nientemeno che con il diavolo, con tanto di corna, occhi rossi e coda, che oltre a spaventarli a morte, arrivava ad assestare loro anche delle sonore sberle. Fantasie o … fumi dell'alcool?

In discesa passiamo davanti ad un cancello sorretto da pilastri in mattoni da cui parte una stradina sterrata che porta a villa Brandizii Saccardo, un piccolo complesso, oggi rinnovato, che sorge isolato su un terreno agricolo collinare e contempla un corpo dominicale del secolo XVIII con pertinenze contigue e corte al centro.

Raggiungiamo subito dopo il Cimitero britannico. È il più vasto cimitero di guerra britannico del vicentino. Adiacente al lato nord del cimitero comunale, ebbe l’attuale suggestiva sistemazione dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Accoglie le salme di 438 militari britannici e di un civile indiano. Molti dei soldati qui sepolti morirono negli ospedali da campo ricavati a villa Bonin Longare e villa Bucchia a causa delle ferite riportate nelle battaglie combattute sull’Altopiano.

Si prosegue sempre in discesa fino a raggiungere la stretta curva che conduce al piazzale della chiesa parrocchiale, dove una stradina immersa nel verde e in ripida ascesa porta a villa Nievo Sesso Falda Ferella. Si tratta di un edificio costruito in epoca rinascimentale che insiste su una struttura più antica. L'inusuale struttura verticale originale dell'edificio era più simile ad una torre mozza che ad una abitazione e si può interpretare come un casino di caccia. La ristrutturazione del 1934 ha dato all'edificio il carattere unitario visibile tuttora, pur rispettando la semplice facciata a capanna, in cui si notano ancora i caratteri cinquecenteschi.

Da qui si riprende il percorso iniziale fino alla piazza del Municipio, punto di partenza.

Ufficio responsabile

Ufficio responsabile/proponente del documento

Ufficio Cultura

Biblioteche, musei, impianti sportivi, luoghi della cultura e dell’arte, contributi alla cultura, allo spettacolo e allo sport.

Formati disponibili

Formati disponibili

pdf

Licenza di distribuzione

Licenza di distribuzione

Licenza aperta

Date

Data di inizio validità/efficacia

04/03/2024

Data di inizio pubblicazione

04/03/2024

Ulteriori informazioni

Ultimo aggiornamento: 06/03/2024 09:44

Sito web e servizi digitali OpenCity Italia distributed by OpenCity Labs · Accesso redattori sito